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mer 27 agosto

Arrestato dai suoi colleghi Assistente capo della polizia penitenziaria trovato con mezzo chilo di droga e 12 cellulari.

Roma- Alla vista dei cani cinofili ha tentato furtivamente di nascondersi all’interno del bagno agenti pensando di non essere visto. La mossa avventata dell’assistente non è sfuggita ad un ispettore presente che con uno scatto fulmino ha evitato che l’assistente entrasse nel bagno probabilmente per sbarazzarsi della droga e per non essere sorpreso dai cani in fragranza.

Fermato ed accompagnato fuori dal reparto veniva trovato in possesso di quasi mezzo kg di sostanza stupefacente, una dozzina di cellulari e una ventina di schede sim. L’infedele collega veniva arrestato e su disposizione dell AD veniva accompagnato nel vicino carcere N.C. Di Rebibbia in attesa della convalida .
L’arresto di un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria avvenuto nelle ultime ore riporta al centro dell’attenzione il tema della legalità all’interno delle istituzioni dello Stato. I fatti contestati all’assistente, che dovranno ora essere valutati nelle sedi giudiziarie competenti, rappresentano un episodio grave, seppur fortunatamente isolato, che non può e non deve gettare ombre su un intero Corpo composto da migliaia di uomini e donne che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con dedizione e senso del dovere.
La Polizia Penitenziaria è una colonna portante del sistema di sicurezza e giustizia del Paese. Operare negli istituti di pena significa affrontare quotidianamente condizioni difficili, carichi di lavoro elevati e responsabilità enormi, spesso lontano dai riflettori e con risorse limitate. In questo contesto, la stragrande maggioranza degli agenti continua a servire lo Stato con professionalità, onestà e sacrificio, garantendo sicurezza, legalità e rispetto delle regole.
Proprio l’arresto dell assistente coinvolto dimostra che i controlli funzionano e che lo Stato non tollera comportamenti che tradiscono la fiducia dei cittadini e l’onore della divisa. La legalità non è un principio astratto, ma un valore concreto che viene tutelato anche e soprattutto quando a violarlo è chi indossa un’uniforme. In questo senso, l’azione delle forze investigative e della magistratura va letta come una tutela dell’istituzione, non come una sua delegittimazione.
Interviene in merito Gianluca Garau, componente della Segreteria nazionale del Cnpp-spp:
«L’arresto di un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria per un presunto traffico di cellulari e droga in carcere rappresenta un fatto gravissimo e getta discredito su migliaia di donne e uomini che ogni giorno, con sacrificio e integrita’ morale servono lo Stato dietro le sbarre. Se le accuse saranno confermate, ci troveremmo davanti a un tradimento non solo della legge, ma anche della divisa e dei colleghi che rischiano la vita per garantire legalità e sicurezza.
Il Corpo non può permettersi nemmeno una mela marcia. Chiediamo che vengano accertate subito le responsabilità e che l’amministrazione adotti misure severe contro chi infanga il nostro lavoro. Ma al tempo stesso ribadiamo che la stragrande maggioranza degli agenti penitenziari svolge il proprio dovere con onesta e dedizione, in condizioni troppo spesso al limite dell’umano. Il singolo gesto sconsiderato di chi tradisce la divisa non può oscurare l’impegno quotidiano di un intero Corpo».

 

 

a cura di M.Nardella

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