Tre poliziotti penitenziari eroi di Vasto rischiano di morire nel tentativo di salvare altre vite.

“Buonasera Mauro…volevo dirti che mentre rientravamo da una traduzione effettuata in quel di Parma per conto del carcere di Sulmona, alle ore 3 e 20, sull’autostrada A1, al km178, ci siamo imbattuti in un tamponamento tra un furgone e un auto. Ci siamo subito attivati per mettere in sicurezza la circolazione stradale attraverso l’uso di lampeggianti e catarifrangenti ma all’improvviso siamo stati travolti da un auto che arrivava verso di noi a forte velocità la quale senza rallentare, nonostante i nostri tentativi di avvisare il conducente, ha continuato la sua corsa schiantandosi sulle auto coinvolte nel tamponamento. Nella sua folle corsa ha colpito falciandoli gli altri due colleghi e il conducente dell’auto coinvolta nel tamponamento. Unitamente ai poliziotti della Stradale abbiamo avvisato immediatamente i soccorsi ….il Sostituto commissario e l’altro collega venivano trasportati e ricoverati in ospedale insieme al conducente dell’auto al quale gli veniva amputata la gamba. Il conducente dell’auto piombataci addosso moriva sul colpo….”

Si apre con questa drammatica testimonianza data da uno degli agenti del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti del carcere di Vasto coinvolti nel terribile incidente che ha ne caratterizzato la nottata dello scorso sabato, una storia che seppur con effetti drammatici ci racconta di un autentico miracolo materializzatosi a vantaggio dei tre baschi blu vastesi. Stiamo parlando di servitori dello Stato che ancor prima che definirli miracolati non è sminuente affermare essere rivestiti dei gradi di eroi.

Il turno massacrante al quale erano stati sottoposti e fatto di un numero imprecisato di ore di lavoro poteva concludersi con un dramma dalle proporzioni immani. Fortunatamente, stante quanto testimoniato dal collega, una mano divina è scesa su di loro risparmiandogli la vita.

Gli stessi erano lì per soccorrere e mettere in salvo vite e per poco non si sono ritrovati a rischiare di perdere la loro di vita. Non si può non parlare di miracolo perché di questo si tratta.

Vincenzo, Giuseppe e Antonio hanno voluto dare il loro contributo per una causa, quella dei loro colleghi di Sulmona alle prese con grossi problemi di ordine penitenziario e per poco non hanno rischiato di lasciarlo trascritto su un epitaffio il loro desiderio di mettersi a loro disposizione. Più che semplici poliziotti andrebbero definiti sicuramente eroi.

A loro, e credo di parlare a nome di tutto il Corpo di Polizia penitenziaria, va il mio/nostro più sentito compiacimento per il lavoro svolto e gli auguri di pronta guarigione.

a cura di M.Nardella

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