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mer 27 agosto

Papa Francesco: Ripercorriamo la sua vita. I funerali probabile sabato

Vaticano- I funerali di Papa Francesco, secondo le norme dell’Universi Dominici Gregis, si terranno tra venerdì 25 e domenica 27. Molto probabilmente il giorno sarà sabato 26, comunica la Santa Sede. Il conclave invece non comincera più tardi del 10 maggio. La data ufficiale arriverà comunque domani mattina, prima Congregazione dei cardinali.

Mercoledì salma a San Pietro.
Andiamo a ripercorrere la carriera del Santo Padre.
Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, è stato il primo pontefice della storia proveniente dal continente americano e il primo a scegliere il nome di Francesco, ispirandosi a San Francesco d’Assisi, simbolo di povertà, pace e amore per il creato. È stato anche il primo papa appartenente alla Compagnia di Gesù, l’ordine dei gesuiti, noto per la dedizione all’insegnamento, alla missione e all’impegno sociale.

È nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, figlio di Mario Bergoglio, impiegato ferroviario di origini piemontesi, e di Regina María Sivori, casalinga di origini liguri. I suoi genitori sono emigrati in Argentina nel 1928 da Portacomaro, in provincia di Asti, portando con sé un forte legame con le radici italiane. Jorge Mario è stato il primogenito di cinque fratelli.

Dopo il diploma come perito chimico, a 21 anni ha affrontato una grave forma di polmonite che ha richiesto l’asportazione di parte del polmone destro. Un’esperienza che lo ha segnato profondamente. L’anno successivo è entrato nel seminario dei gesuiti e ha iniziato un percorso che lo ha portato a laurearsi in Filosofia nel 1963, in Argentina, proseguendo poi gli studi anche in Cile.

È stato ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969. Si è distinto fin da subito per il suo rigore spirituale e intellettuale: tra il 1973 e il 1979 è stato provinciale dei gesuiti in Argentina e poi rettore della Facoltà di Filosofia e Teologia a San Miguel.

Il 20 maggio 1992 è stato nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires da Giovanni Paolo II e il 28 febbraio 1998 è diventato arcivescovo, assumendo anche il ruolo di primate dell’Argentina. Nel concistoro del 21 febbraio 2001, lo stesso Papa Wojtyła lo ha creato cardinale. In quegli anni si è distinto per uno stile di vita sobrio: ha scelto di vivere in un semplice appartamento anziché nella residenza vescovile, si è mosso con i mezzi pubblici e ha continuato a cucinare da solo.

Nel 2005 ha partecipato al conclave che ha portato all’elezione di Joseph Ratzinger, divenuto Benedetto XVI.

Il 13 marzo 2013 è stato eletto papa. Con semplicità si è affacciato dalla Loggia centrale della basilica di San Pietro e ha pronunciato le parole che sono diventate iconiche: “I fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo!”. Da subito il suo stile è apparso diverso: niente mozzetta rossa, niente croce d’oro, ma una croce di ferro e un messaggio di vicinanza, misericordia e fraternità.

Il suo pontificato è stato segnato da gesti forti e simbolici. Si è recato nei luoghi della sofferenza umana, come Lampedusa, dove nel 2013 ha denunciato l’indifferenza globale verso i migranti. Si è impegnato per la pace in molti contesti di guerra, come dimostrato dallo storico viaggio in Sud Sudan nel 2023, dove, dopo vari tentativi, è riuscito finalmente a portare un messaggio di riconciliazione. Già nel 2019, durante un ritiro spirituale in Vaticano con i leader sud-sudanesi, si era inginocchiato e aveva baciato i loro piedi, implorandoli di deporre le armi.

Ha dedicato molta attenzione alla giustizia sociale e all’ambiente. Nell’enciclica Laudato si’ (2015) ha denunciato lo sfruttamento del pianeta e ha chiesto una “conversione ecologica” globale. Nel 2020, con Fratelli tutti, ha rilanciato l’idea di una fratellanza universale, ispirata anche all’incontro di Abu Dhabi con l’imam Ahmad al-Tayyeb, con il quale ha firmato il “Documento sulla fratellanza umana”.

Durante la pandemia di Covid-19 ha offerto al mondo uno dei momenti più intensi del suo pontificato: il 27 marzo 2020, da solo in una piazza San Pietro vuota e sotto la pioggia, ha guidato una preghiera straordinaria. Un’immagine rimasta nel cuore del mondo intero.

Anche nei suoi momenti di fragilità fisica, non ha mai smesso di interessarsi agli ultimi. Durante un ricovero al Policlinico Gemelli, ha telefonato alla parrocchia della Sacra Famiglia nella Striscia di Gaza, devastata dai bombardamenti, per esprimere vicinanza. “Il Papa ci ha chiamati. Era di buon umore, la voce un po’ affaticata, ma ha voluto sapere come stiamo”, hanno raccontato.

Papa Francesco ha portato avanti un sogno di Chiesa “in uscita”, più vicina ai poveri e più aperta al dialogo. Con le sue parole, i suoi gesti, la sua coerenza profonda, ha segnato un’epoca. Il suo sguardo è rimasto sempre rivolto agli emarginati, alle vittime delle guerre, agli invisibili. Con il suo pollice alzato, anche il suo modo scherzoso, la sua ironia diversa da altri Papi. A fine Angelus la sua frase: “Non dimenticate di pregare per me”.

 

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