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mer 27 agosto

Nei penitenziari c’è anche la salute mentale degli agenti di polizia

Nei penitenziari c’è anche la salute mentale degli agenti di polizia. Nel 2024, nelle carceri italiane, si sono tolte la vita 91 persone detenute, il numero più alto mai registrato. La sofferenza psicologica però non riguarda solo le persone detenute che hanno perso alcuni diritti civili e politici, ma anche coloro che sono in ambienti ristretti per via del lavoro che svolgono.
Tra gli agenti di polizia penitenziaria, uomini e donne che ogni giorno vivono immersi nella tensione carceraria, si contano sei suicidi solo nel 2024 e 57 casi tra il 2014 e il 2022. In occasione della conferenza “Suicidi dentro e fuori il carcere: strumenti psicologici e giuridici di prevenzione e cura”, tenuta a San Vittore presso la Sala Polivalente della Casa Circondariale “Francesco Di Cataldo”, ne abbiamo parlato con Maurizio Montanari, psicoanalista, studioso del disagio e autore di una riflessione profonda sul rapporto tra psiche, legge e sistema penitenziario. «Chi si occupa di salute mentale osserva il disagio evidente che alberga all’interno delle carceri nella sua doppia accezione. Ci troviamo oggi in presenza di un crescente disagio psicologico dei detenuti e anche di coloro che hanno il compito di vigilare sulla loro detenzione. Disagio che troppo spesso sfocia nella scelta di porre fine alla propria vita, dentro e fuori la cella».

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