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mer 27 agosto

Infermiera sequestrata e minacciata di morte con un punteruolo nel Penitenziario

Roma- Ore drammaticamente convulse si sono vissute ieri sera al carcere di Roma Rebibbia reclusione. Un’infermiera, dedita a distribuire la terapia, sarebbe stata sequestrata e costretta a stare, minacciata con un punteruolo rudimentale ricavato da una forchetta affilata, in una delle stanze dell’infermeria. Immediato è scattato l’allarme e, grazie al contributo offerto da un ispettore, in quel momento non in servizio, si è riusciti ad evitare il peggio. Quest’ultimo, infatti, avvertito dell’accaduto avrebbe studiato dapprima una intelligente strategia per poi efficacemente metterla in pratica. Si faceva passare il detenuto al telefono, così da fargli tenere impegnata una mano, e distraendolo con la conversazione intrattenuta, consentire ai poliziotti di intervenire e liberare la malcapitata. Tutto è bene ciò che finisce bene diremmo se non fosse per il fatto che una delle tre infermiere in servizio è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso seppur di lei nulla di sa circa la prognosi e la diagnosi. Una nota di merito va evidentemente ai poliziotti penitenziari intervenuti perché oltre a dimostrare intelligenza tattica hanno davvero dato un saggio in fatto di coraggio e determinazione. A dare notizia è Gina Rescigno del sindacato FSA Cnpp-Spp. Forte è il suo commento : “ Senza nuove adeguate misure di tutela il personale penitenziario e quello sanitario che lavora in carcere restano costantemente vittime poiché il clima di tensione all’interno delle sezioni detentiva viene scaricato costantemente sul personale. In più occasioni il sottosegretario Delmastro ha parlato di nuovi equipaggiamenti e strumenti in dotazione della penitenziaria che in parte è stato realmente distribuito. Ma – aggiunge – si è comunque rivelato inutile a fronteggiare episodi di violenza e soprattutto le sempre più numerose rivolte. Il numero di agenti finiti in ospedale e che hanno contratto malattie professionali nel giro di un anno è aumentato del 120%. Non è più possibile e tollerabile una situazione simile. Solo l’Amministrazione Penitenziaria, il Governo, il Parlamento, la politica non se ne accorgono non affrontando radicalmente la situazione e accogliendo la nostra proposta di ulteriore inasprimento delle pene per i detenuti autori di violenze. Si tratta di affrontare prioritariamente questa che è solo la punta dell’iceberg dell’emergenza del nostro sistema carcerario innanzitutto rafforzando il personale penitenziario, dotandolo di mezzi adeguati, riducendo realmente il sovraffollamento per consentire di concentrarci sui detenuti più pericolosi. Senza sottovalutare il messaggio che si invia ai cittadini: a comandare in carcere sono sempre loro e finanche di permettersi di aggredire e sequestrare il personale, sia esso sanitario che penitenziario”. Fa sapere, appunto, Gina Rescigno

 

a cura di M.Nardella

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