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mer 27 agosto

Detenuto “fachiro” ingoia oggetti pericolosi e poi distrugge l’inimmaginabile. Ma non è tutto…

ROMA- Giornate travagliate quelle vissute in questi giorni al carcere di Roma Rebibbia Reclusione. Il giorno di Santo Stefano un detenuto di nazionalità tunisina, probabilmente in uno stato di forte crisi di astinenza, ingeriva ben 4 accendini e due batterie.  Durante la permanenza al pronto soccorso ove era stato condotto per procedere all’estrazione dei corpi estranei a fatica i tre agenti impegnati nella gestione della sicurezza riuscivano a contenerlo. Lo stesso tentava più volte di alzarsi per creare scompiglio e gettare nel panico l’intero reparto.  Fortunatamente la professionalità degli agenti riuscivano ad evitare temporaneamente il peggio.  Nella serata di ieri l’energumeno, dopo aver minacciato di morte e plurioffesa il medico di guardia del carcere (una dottoressa) solo perché colpevole di non avergli somministrato altra terapia, saliva prima in sezione per poi devastare il piano distruggendo l’impianto di videosorveglianza, rompendo tutti i neon e mandando in cortocircuito molte zone della sezione. Vetri rotti, televisioni sfasciate, finestre divelte, quadri elettrici distrutti, sanitari e arredamenti di alcune celle annientati, materassi incendiati ecc,ecc. è lo scenario che si è presentato agli occhi degli altri detenuti e del personale di sorveglianza. Il comandante, malgrado si trovasse lontano dal carcere rientrava in istituto e grazie ad altro personale libero dal servizio metteva in sicurezza tutta la sezione. Il detenuto non pago di quanto fatto minacciava di uccidersi qualora non avrebbe avuto le medicine da lui richieste. Chiedeva dei farmaci che non potevano essere somministrati in quanto mettevano in pericolo la sua vita. Si procurava nel frattempo numerosi tagli su tutto il corpo rifiutandosi di scendere per essere medicato.  Solo dopo una lunga mediazione da parte del comandante si riusciva a disarmarlo e a convincerlo a scendere per essere medicato. Sull’accaduto interviene Gianluca Garau, componente della Segreteria Nazionale del Cnpp-spp: “Quanto successo racconta di una guerra oramai in atto da tempo. Il fatto descritto è, infatti, solo l’ultimo di una lunga serie.  Qualche giorno fa è successo che molti detenuti si sono rifiutati di farsi chiudere giustificandosi con il fatto che quelli erano giorni festivi e che anche loro avrebbero voluto viverlo più liberamente. Il solo collega presente al controllo dei quasi 100 detenuti ha potuto fare ben poco da solo segnalando poi l’accaduto. Altro fatto è accaduto alla vigilia di Natale quando un detenuto straniero si è rifiutato di essere perquisito dal personale di polizia penitenziaria dopo il colloquio con i familiari. Lo stesso, dopo aver strattonato un agente, scappava in sezione infischiandosene del rispetto delle regole. Il giorno dopo lo stesso detenuto, probabilmente in forte stato di agitazione, nell’incontrare uno degli agenti che avrebbe dovuto perquisirlo lo minacciava tentando nel contempo di aggredirlo.
Solo per un fortuito caso non è riuscito nell’intento.
Dopo essere stato accompagnato in infermeria lo stesso detenuto, durante il colloquio intessuto con il medico di turno, spaccava dapprima il computer e tutti gli accessori presenti sulla scrivania, subito dopo, senza un valido motivo, cercava di colpire con violenza sia il medico che l’infermiera con l’asta metallica del porta flebo. Fortunatamente anche questa volta il personale è intervenuto prontamente contenendo il detenuto.
Se si va avanti così non sapremo più cosa fare per tenere il bandolo della matassa.
Il personale di Polizia Penitenziaria oltre ad essere poco è soprattutto stanco, stanco di essere trattato come immondizia.
In questo contesto riteniamo doveroso esprimere un sincero elogio al Vice Comandante, che, pur essendo operativa da pochi giorni, ha saputo gestire con competenza, equilibrio e lucidità una situazione di estrema criticità, coordinando il personale e adottando decisioni tempestive ed efficaci.
Un operato che ha riscosso i complimenti unanimi di tutto il personale operante presente ai fatti, dimostrando che professionalità, leadership e presenza sul campo fanno la differenza, soprattutto nelle emergenze”.

 

 

a cura di M.Nardella

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