Delitto Garlasco- Tantissimi misteri ancora da risolvere nel delitto della povera Chiara Poggi. Uno tanti dubbi ancora irrisolti riguarda proprio lui e le sei telefonate con due suoi amici nella mattinata del 13 agosto 2007. Telefonate che però non sarebbero state dichiarate all’epoca delle prime indagini. L’orario del delitto rimane al centro di tutto. Con la condanna di Stasi, si stabilì che l’omicidio fu commesso in un arco temporale di 24 minuti, fra le 9,12, orario in cui la ragazza disinserisce l’allarme della villetta, e le 9,36, orario in cui Stasi comincia a utilizzare il suo pc. Se si ipotizza un altro assassino, però, la finestra di tempo del delitto potrebbe essere diversa e addirittura più ampia, compresa fra le 7 del mattino e le 14. Fra le 9.58 e le 12.18 del 13 agosto 2007, furono sei i contatti telefonici tra Sempio e i suoi amici: la Procura ha deciso di fare degli approfondimenti, sequestrando anche i vecchi telefoni, perché di questi scambi non ci sarebbe traccia nei verbali del 2007. In una telefonata arrivata al fisso dei Cappa alle 10.34, circa un’ora dopo l’omicidio della cugina Chiara. In quel momento a casa ci sono le sorelle. Paola è in convalescenza con un tutore, a seguito di un intervento chirurgico per la frattura del piatto tibiale e un suicidio tentato due giorni prima. Stefania studia fino alle 9.30, quindi chiama un’amica e libera il telefono verso le 10.20 circa. «Non ricordo di aver fatto altre chiamate oltre quella a Lucrezia, né di averne ricevute», risponde il 7 febbraio 2008 ai carabinieri, che le mostrano i tabulati. Il numero 335 », replica Stefania, «non so chi appartenga. Il nome “Farina srl” non mi dice nulla». Eppure da quel cellulare la chiamata delle 10.34 dura «33 secondi». La gemella liquida la questione: «Se la telefonata è stata così breve devo avere risposto e messo giù. La figura del tutore che va ha complicare tutto, in un vocale che Paola manda, dopo la riapertura dell’inchiesta contro Andrea Sempio, all’ex manager dello spettacolo, Francesco Chiesa Soprani. La gemella, per la prima volta, parla di un gesso, di cui non c’è traccia né nei verbali né nelle cartelle cliniche agli atti, relative al suo intervento chirurgico. «Ma tu lo sai che siccome noi ci siamo offerte di collaborare all’inizio…i primi tre-quattro giorni…quando non c’è proprio l’idea di niente e nessuno…essendomi offerta di collaborare ma avendo un gesso dall’inizio della gamba…dalla coscia alla caviglia…sai cosa mi han fatto? Allora mi hanno detto “te lo tagliamo”… “va bene, ok”. Quindi sono dovuta andare di volata al Pronto soccorso», spiega, «a farmi reingessare la gamba…no, cioè, queste son cose che non sa nessuno…e però quella cosa lì mi ha provocato un casino, perché togliendomi il gesso in quel modo, siccome non era ancora a posto, non si è drenato bene il sangue e mi hanno dovuto poi mettere un catetere…». Altresì nell’autopsia c’è il segno di una scarpa (non le Frau taglia 42 “attribuite” a Stasi) “Calpestamento violento dal tacco o dalla punta”. L’ipotesi che prende più plausibilità è che Chiara Poggi forse è stata presa a pugni prima con dei colpi mortali alla testa con “uno strumento pesante”: non si è difesa ma potrebbe aver cercato di fuggire.















